In generale

Le Alpi sono un'area di contatto linguistico variegato fin dai tempi preistorici. I contatti linguistici ivi presenti risalgono a costellazioni stratigrafiche eterogenee (cfr. Krefeld 2003). In linea di principio, all'interno di un'area in cui si trovano parlanti o persino comunità di parlanti più o meno bilingui, le lingue in contatto tra loro vengono denominate ''adstrati''. Se un tipo di base è diffuso soltanto in una determinata area, come spesso accade nelle Alpi, e non esiste nel resto delle famiglie linguistiche coinvolte, non risulterà chiaro individuare né la direzione del prestito né la lingua d'origine (cfr. il tipo di base roa. baita / ted. Beiz, Beisl).

Se la lingua d'origine del prestito non viene più parlata nella zona di diffusione (o in parte di essa), si distinguono due possibili costellazioni: nel caso del sostrato, la lingua d'origine (detta appunto ''lingua di sostrato'') veniva parlata nella zona di diffusione prima che la continuità della sua tradizione orale fosse interrotta dall'affermazione di un'altra lingua dominante; il romanzo, ad esempio, è lingua di sostrato per tutta l'attuale regione alpina di lingua tedesca e slovena. È vero che le parole di sostrato presuppongono cambi di lingua, ma spesso si distinguono comunque grazie ad una straordinaria continuità regionale o locale.
Nel caso del superstrato, invece, la lingua di origine ha dominato per un certo periodo nella zona di diffusione senza, però, riuscire ad affermarsi in maniera duratura. Si spiega, così, perché in alcune parti della regione alpina in cui oggi si parlano le varietà romanze, dopo il crollo dell'infrastruttura romana, predominavano temporaneamente dei superstrati germanici (il gotico, il longobardo); in Slovenia, ad esempio, il tedesco aveva la funzione di lingua di superstrato durante il periodo degli Asburgo.
Tra le tre famiglie linguistiche di cui sopra si svilupparono tre scenari del tutto diversi tra loro. Riguardo all'importanza del contatto linguistico per la storia dell'area linguistica, è soprattutto la cronologia del prestito ad essere decisiva: ci si domanda, ad esempio, se nel caso di parole romanze nell'area germanica e in quella slava, si sia trattato di parole di sostrato con una continuità di tradizione regionale dall'antichità, o di prestiti più recenti di tipo adstratico. La stessa domanda vale mutatis mutandis per i germanismi in area romanza e slava, e per gli slavismi in area tedescofona e romanza.
I prestiti sono affidabili indicatori dei diversi processi di acculturazione storica ed è, quindi, utile presentarli in modo quantitativo affinché si mappi con precisione topica la loro frequenza d'attestazione. La direzione di acculturazione non è, però, sempre evidente: spesso dei prestiti nati in controtendenza coesistono in ambiti onomasiologici strettamente definiti. Il seguente grafico schematizza la cosiddetta 'sfida stratigrafica' e differenzia le aree in cui oggi sono parlate sia le lingue romanze che lo sloveno ed il tedesco, a seconda delle lingue di sostrato e di superstrato; le sfere simboleggiano, inoltre, i gruppi di parlanti poliglotti in costellazioni adstratali.
Contemporaneamente si mostra la particolare importanza della romanizzazione (cfr. Märtin 2017, 102-129), la quale, pur con intensità diversa, interessò l'intero territorio alpino e, di conseguenza, mediò con le antiche varietà preromane. Sebbene questa ipotesi sia in sé problematica, non si può escludere un contatto diretto tra parlanti di lingue preromane e parlanti delle lingue temporalmente successive delle zone latino-romane (slavo e germanico).    


Il compito centrale dello studio storico delle parole consiste nel riportare in modo preciso e a livello stratigrafico i presunti prestiti. Il prestito in controtendenza Schmalz dal tedesco > al roa. smalzo e quello dal lat.-roa. butyrum > al tedesco Butter, così come anche gli ulteriori prestiti in sloveno > puter, possono essere schematizzati come segue:



Il periodo preromano

La moderna distribuzione delle famiglie linguistiche nell'area di ricerca di VerbaAlpina fa sì che le Alpi appaiano come una sorta di enorme barriera, nella misura in cui essa va a separare grosso modo i territori di lingua tedesca (a nord) e di lingua slava (a sud) dalle aree romanze (Link). L'Alto Adige di lingua bavarese che si estende a sud lungo la principale dorsale alpina sembra quasi essere un caso a sé; da una prospettiva storica, tuttavia, questa 'visione' risulta fuorviante in quanto le iscrizioni di epoca preromana, le più antiche testimonianze linguistiche ritrovate, si presentano in un alfabeto in gran parte identico in tutte e tre le aree:


Fonte

La diffusione di questi testi non ancora decifrati spesso definiti come iscrizioni retiche (si confronti Schumacher 2004) si estende dal nord delle Alpi (Steinberg am Rofan, vicino l'Achensee) fino a Padova e può essere pienamente compresa se inquadrata nel contesto culturale che le attraversa:
rätische_inschrftn Nello stesso alfabeto furono grosso modo scritti anche altri documenti etruschi raccolti da VerbaAlpina; essi sono chiaramente da ricondurre all'antico alfabeto greco occidentale.

Il periodo romano

I romani conquistarono l'area centrale delle Alpi nel periodo compreso tra il 25-15 secolo a.C.; il 'Tropaeum Alpium' a La Turbie, al di sopra di Monaco, riporta di ben 46 tribù conquistate, i cui nomi si sono talvolta conservati fino ad oggi. Dell'iscrizione si conservano solo pochi frammenti, ma è possibile ricostruire la storia completa tramite la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (3, 136-137): 

"Imperatori Caesari divi filio Augusto / pont(ifici) max(imo) imp(eratori) XIIII trib(unicia) pot(estate) XVII / senatus populusque Romanus / quod eius ductu auspiciisque gentes Alpinae omnes quae a mari supero ad inferum pertinebant sub imperium p(opuli) R(omani) sunt redactae / gentes Alpinae devictae Trumpilini Camunni Vennonetes Vennostes Isarci Breuni Genaunes Focunates / Vindelicorum gentes quattuor Cosuanetes Rucinates Licates Catenates Ambisontes Rugusci Suanetes Calucones / Brixentes Leponti Viberi Nantuates Seduni Veragri Salassi Acitavones Medulli Ucenni Caturiges Brigiani / Sogiontii Brodionti Nemaloni Edenates (V)esubiani Veamini Gallitae Triullatti Ectini / Vergunni Egui Turi Nemeturi Oratelli Nerusi Velauni Suetri" (Fonte: Epigraphik-Datenbank Clauss / Slaby

La seguente panoramica riporta un elenco di denominazioni che possono essere facilmente identificabili con quelle attuali:
(Dép. Hautes-Alpes)
Nomi citati nel Tropaeum Alpium Denominazioni attuali Geo-dati (latidudine; longitudine)
Trumpilini   Val Trompia   45°44'5.87"N ;  10°12'2.20"E
Camunni  Val Camonica   45°57'17.71"N ;  10°17'21.08"E
Vennonetes Vinschgau   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
Venostes   46°39'44.81"N ;  10°34'39.75"E
Isarci cfr. i nomi dei fiumi Isère, Isar, Isarco (= ted. Eisack   47°23'13.25"N ;  11°16'30.42"E
Breuni Brenner   47° 9'59.75"N ;  11°25'0.14"E
Licates nome di fiumeLech (lat. Likias [II secolo d.C.], successivamente Licca [570 d.C.]  
Brixentes il nome del comuneBrixen   47°30'2.70"N ;   9°44'32.31"E
Leponti  Val Leventina   46° 6'47.60"N ;   8°17'31.10"E
Seduni Sitten nel canton Vallese, Svizzera   46°13'59.25"N ;   7°21'37.80"E
Caturiges  il nome del comune Chorges (Da Hautes-Alpes)   44°32'44.67"N ;   6°16'31.60"E
Brigiani il nome del comune Briançon  44° 53′ 47″N, 6° 38′ 08″E
Ectini il nome del fiume Tinée    43°55'0.23"N ;   7°11'14.69"E
Vergunni  il nome del comune Vergons (Da Alpes-de-Haute-Provence)   43°19'23.90"N ;   6°17'3.20"E

Sulla scia della conquista, i romani istituirono diverse province geograficamente in linea con la Gallia Cisalpina; questi insediamenti potevano trovarsi sia, per l'appunto, sulle Alpi (Alpes Maritimae, n. 3 nell'immagine; Alpes Cottidae, n. 2; Alpes Poeniae anche: Alpes Graiae, n. 1) che poco più avanti, oltrepassando il nord delle Alpi Raetia, Noricum):


Province romane alpine (frame estratto dalla seguente fonte)

La suddivisione provinciale romana in area alpina non è del tutto facile da ricostruire in modo dettagliato; risulta soprattutto complesso tracciarne la distribuzione dal punto di vista etno-linguistico. Una grossa incognita è rappresentata dai Raetii 'Reti', che diedero il nome ad una delle due più grandi province in area alpina. Di questa popolazione sappiamo molto poco e solo a livello archeologico, fatta eccezione per il fatto che essa non faceva parte dei popoli indogermanici – questione su cui tutti i ricercatori sono concordi senza alcun dubbio (sul tema, cfr. Jürg Rageth in HLS). Ci si domanda se i Reti possano essere identificati con gli Etruschi, in quanto l'esistenza di iscrizioni alpine in alfabeto etrusco indicherebbe una relazione con questa popolazione. Le località dei ritrovamenti, tuttavia, non coincidono con i confini provinciali ed è men che meno presente una corrispondenza tra il territorio della Raetia ed i centri abitati dai Reti; sotto questo aspetto non è neanche chiara la successiva suddivisione di quelle che sarebbero, poi, state la province romane della Raetia prima, con Curia come capitale (oggi conosciuta come Coira), e Raetia secunda, con capitale Augusta Vindelicorum (oggi Augusta). I ritrovamenti di Coira risalenti all'ultimo secolo a.C. "sembrano rinviare a una manifestazione culturale di stampo celtico piuttosto che retico" (HLS, Jürg Rageth), e quelli che nel Tropaeum Alpium vengono menzionati come Vindelici vengono definiti dai ricercatori come Celti; si può, inoltre, notare la continuità nel nome della provincia Raetia nell'attuale nome del paesaggio del Ries (cfr. la carta sulle iscrizioni romane che interessano la zona a nord-ovest di Augusta).

In ogni caso è possibile dedurre che la zona alpina del Nord fosse ampiamente romanizzata, più dei luoghi montani; sembra dunque ragionevole pensare che durante il periodo tardo-romano ci fosse una forte somiglianza tra l'area settentrionale e quella meridionale delle Alpi, e che questa fosse molto più forte rispetto alle zone 'prealpine' e l'area montana. Resta irrisolta la considerevole questione della durata delle lingue preromanze dopo l'inglobamento da parte dell'Imperium Romanum delle aree da queste interessate. È presumibile che gli invasori o gli immigrati germanici e slavi non abbiano avuto contatti solo con le popolazioni di lingua latina/romana, ma anche con le popolazioni celtiche. Sebbene sia difficile valutare effettivamente questa possibilità, in questo caso si sarebbero potuti trasmettere elementi linguistici dalle lingue preromanze (sicuramente da quella celtica) direttamente al germanico e allo slavo. In linea di principio bisogna, tuttavia, anche presupporre che elementi preromanzi (presentati, però, in forma romanza) siano stati successivamente trasmessi negli strati tardo-romanzi.

Le scoperte archeologiche sui Leponti sono particolarmente interessanti ed istruttive riguardo ad un diverso tipo di romanizzazione, forse avvenuta debolmente solo nelle zone interne delle Alpi:

"In seguito all'espansione romana nella pianura padana, dal II sec. a.C. i Leponti entrarono gradualmente in contatto con usanze e costumi di tipo romano, tornando a svolgere, in un contesto storico profondamente mutato, la funzione di intermediari tra nord e sud delle Alpi. In seguito alle campagne militari di Augusto (dal 35 al 15 a.C.), volte a sottomettere le pop. alpine per assicurare i transiti commerciali e militari attraverso le Alpi, i Leponti furono integrati nel sistema amministrativo ed economico romano. Nonostante i profondi processi di acculturazione, alcuni elementi tradizionali dei Leponti (in particolare nell'abbigliamento femminile e nel rito funerario) sopravvissero fino al II-III sec. d.C.''. (Gianluca Vietti, HLS)

In ogni caso, al fine di comprendere quali siano stati i possibili scenari di contatto linguistico, ha senso includere nel database i dati storici geo-referenziati, come, ad esempio, i diversi reperti archeologici, l'indice stradale tardo-antico della cosiddetta Tabula Peutingeriana (Link_1, Link_2), i passi alpini romani, l'epigrafia romana e così via. Questa carta mostra, dunque, da un lato che gli antichi monasteri eretti nell'area bavarese e i primi ritrovamenti germanici erano fondati sull'infrastruttura romana (iscrizioni, antichi nomi di luogo o l'antica denominazione alto-medievale dei romani, Walchen); dall'altro dimostra che è proprio in queste aree densamente popolate che potrebbero esserci plausibilmente stati dei prestiti antichi, come sottolineato dall'esempio di caseareus, -a.