Nonostante l'esistenza di molti dati linguistici rilevanti, relativi agli ambiti centrali di VerbaAlpina (soprattutto presenti in atlanti e dizionari), è prevista la possibilità di rilevarne di nuovi. La raccolta di nuovi dati permette (1) di livellare le inconsistenze tra le fonti già esistenti, (2) di eliminare lacune o imprecisioni, e (3) di indicare se le denominazioni o gli attrezzi sono di tipo tradizionale. I nuovi rilevamenti non vengono, però, effettuati attraverso il metodo classico della ricerca sul campo, ma con i mezzi che i social media ormai ci offrono. Tali metodi sono spesso conosciuti con il nome di crowdsourcing.
"Crowdsourcing ist eine interaktive Form der Leistungserbringung, die kollaborativ oder wettbewerbsorientiert organisiert ist und eine große Anzahl extrinsisch oder intrinsisch motivierter Akteure unterschiedlichen Wissensstands unter Verwendung moderner IuK-Systeme auf Basis des Web 2.0 einbezieht."(Martin/Lessmann/Voß 2008, traduzione: il crowdsourcing è una forma interattiva di prestazione di servizi, organizzata in modo collaborativo o competitivo, la quale coinvolge un gran numero di attori motivati estrinsecamente o intrinsecamente, le cui conoscenze si pongono su diversi livelli. Essa è resa possibile tramite l'utilizzo dei moderni sistemi d'informazione e di comunicazione, sulla base del web 2.0).
Il riferimento al crowd è ambiguo sotto molti aspetti, anche perché per molti la parola crowd è associata ad arbitrarietà, profanità ed insufficiente attendibilità; una certa esitazione nei suoi confronti pare giustificata in quanto tale metodo si rivolge ad una massa indefinita ed anonima di potenziali attori interessati. I problemi cruciali nascono sia per il creatore del progetto scientifico, sia per il suo destinatario (profano o esperto che sia): l'offerta deve essere sufficientemente 'visibile' e attraente, ed il destinatario deve avere una competenza pratica e linguistica sufficiente. Esistono diverse strategie per ''maneggiare'' questi strumenti: si può cercare di fissare l'attrattiva dell'offerta attraverso un suo aspetto ludico e di concepire dei template con carattere di gioco, strategia messa in pratica dal team del progetto play4science. Dopo le esperienze avute da questo team, sembra, però, più promettente far capire all'informante – nel caso di VerbaAlpina, al parlante – come egli possa contribuire essenzialmente e direttamente alla ricerca con il suo personale sapere pratico e linguistico (cfr. la lista dei progetti citizen science). Le conoscenze degli informanti possono certo essere verificate attraverso domande puntuali, ma risulta senza dubbio più affidabile far confermare i dati forniti da questi, interrogando ulteriori parlanti provenienti dagli stessi luoghi di provenienza dei primi. Un progetto pilota fortunato per l'impiego geolinguistico di crowdsourcing è l'Atlas zur deutschen Alltagssprache (AdA) ('Atlante della lingua tedesca quotidiana') di Stephan Elspaß e Robert Möller; tale atlante rappresenta una tappa decisiva per la geolinguistica digitale.
Per VerbaAlpina, l'obiettivo concreto è quello di trascrivere a livello digitale dei dati disponibili su fonti cartacee (soprattutto atlanti linguistici e dizionari), e di registrarli in maniera strutturata in un database, oltre che quello di verificare la correttezza di trascrizioni esistenti, o di tipizzare materiale già trascritto e di assegnarlo a lemmi lessicali. Benvenuti sono certamente anche dei commenti riguardanti, per esempio, l'origine e la diffusione di specifiche parole, oppure di tipi di parole. VerbaAlpina è, inoltre, un progetto molto interessato al materiale linguistico odierno ed attuale, non ancora documentato in fonti pubblicate come i già menzionati atlanti linguistici e dizionari. Chiunque abbia conoscenze di un dialetto parlato nella regione alpina, è invitato a registrare le peculiari espressioni di questo dialetto nei dati di VerbaAlpina. In questo modo, diventa possibile arricchire i dati forniti dalle fonti stampate in un primo momento, e riconoscere e osservare, in un secondo momento, processi dinamici di cambiamento linguistico, ad esempio. Sono, infine, benvolute immagini (ad esempio fotografie) di oggetti tipici della regione alpina, ma anche di alpeggi, cascine, di flora e fauna, di montagne e formazioni di terreno insieme alle loro denominazioni. Questi interessanti file possono, infatti, essere salvate nella mediateca. Più persone parteciperanno al progetto, più esso funzionerà.
Parallelamente alla specifica collaborazione di cui sopra, VerbaAlpina dà ad ogni utente la possibilità di preparare un proprio, personale ambiente di ricerca all'interno del sistema, utilizzabile principalmente per la collezione di dati linguistici, oltre che dati di altro genere. L'unico presupposto necessario è che essi siano georeferenziabili. L'utente ha la possibilità di tenere questi dati sotto chiave per un esclusivo uso personale degli stessi, o di concedere l'accesso ad altri utenti, al fine di avviare delle discussioni e di potere lasciare dei commenti ad essi inerenti. Il potenziale delle tecnologie basate sul database e sulle reti può svilupparsi in maniera completa solo se un grande numero di dati viene messo a disposizione del pubblico.
VerbaAlpina documenta, infine, la vitalità dello strumento del crowdsourcing su una speciale pagina generale. L'esperienza di VerbaAlpina relativa al crowdsourcing, in uso da più di due anni, ha dimostrato che un efficace uso di tale strumento è generalmente e fondamentalmente connesso alle misure pubblicitarie atte ad evidenziarne le potenzialità: le attività degli utenti aumentano, infatti, ogni qual volta le funzioni del crowdsourcing vengano presentate e discusse in pubblico.