La linguistica diacronica ('linguistica storica') distingue due costellazioni storiche di contatto linguistico (cfr. Krefeld 2003), entrambe fondate sullo spazio e basate sulla lingua parlata nell'area in questione nel periodo di analisi. Questa lingua viene, talvolta, denominata 'strato' o 'di strato':
le lingue parlate in passato nell'area d'indagine ('strati più vecchi') sono denominate 'sostrati' o 'lingue di sostrato'. Nel corso del tempo, esse sono state sostituite dallo strato, ossia quella lingua che è al centro della linguistica storica; le lingue giunte in un secondo momento nell'area d'indagine, attraverso la conquista dei territori, e che si sovrapposero alla lingua in questione per un certo periodo, vengono denominate 'superstrati'. Queste lingue non sono, però, riuscite ad imporsi e a sostituire le lingue sovrapposte, e sono scomparse dopo un periodo più o meno lungo, ad esempio a causa di cambiamenti politici: è questo il caso dell'indebolimento del superstrato tedesco delle aree romanze e slave dell'Austria-Ungheria, avvenuto a seguito del crollo di questa struttura nazionale dopo la prima guerra mondiale.
Si parla, allora, di sostrati e superstrati solo in un'ottica retrospettiva, cioè dal punto di vista di un tempo in cui le lingue in questione non vengono più parlate nell'area d'indagine. Per questa ragione, devono spesso essere superati dei grandi lassi di tempo in modo che ci si orienti senza esitazioni ai sistemi linguistici, e si ricerchi all'interno di questi mutamenti causati da contatto linguistico. Per la piena comprensione di fenomeni di contatto linguistico è, tuttavia, decisivo il periodo storico del bilinguismo, cioè il periodo in cui le due lingue venivano parlate l'una accanto all'altra, oppure l'una con l'altra nel territorio in questione. Queste lingue parlate contemporaneamente vengono definite come 'adstrati'. Ciò significa che si deve passare a una prospettiva sincronica che non può essere limitata alle 'lingue', ma che deve prendere in considerazione anche il 'parlante' con la sua competenza specifica e, magari, persino l'enunciato concreto, il 'parlare'. Sebbene ciò risulti, spesso, impossibile nella prospettiva storica, in linea di principio è necessario tenerne conto nella ricostruzione della stratigrafia, poiché un enunciato di un parlante bilingue deve essere analizzato ed interpretato in modo diverso rispetto a quello di un parlante monolingue.Krefeld, Thomas (2003): Methodische Grundlagen der Strataforschung, Berlin/ New York, in: Ernst, Gerhard (Hrsg): Romanische Sprachgeschichte, DeGruyter, 555-568