"On ne peut pas faire l'histoire des mots sans faire l'historie des choses" (Jaberg 1936, 23).
Nella tradizione di ricerca romanistica, e, soprattutto, in quella italianistica, la dialettologia viene ricondotta, almeno in Italia da Giuseppe Pitré, in maniera indissolubile alle scienze sociali, e, più precisamente, alla sociologia e all'etnologia. In questa prospettiva, tutta la geolinguistica può essere persino intesa come disciplina parziale di un' 'etnoscienza' superiore. Questa espressione (dall'inglese ethnoscience) non si è, però, radicata né in Italia né in Germania. Nel Manuale di etnoscienza di Giorgio Raimondo Cardona (Cardona 1995), testo molto sagace ed informativo, si legge:


"[...] il prefissoide etno- permette un'immediata 'etnologizzazione' di qualunque sottodisciplina [...]. L'inglese offre ancora un altro tipo di formazione, quella con folk- (folk-taxonomy), che ha però lo svantaggio di non essere altrettanto facilmente esportabile quanto il suo concorrente grecizzante.

Il termine con etno- copre però due cose distinte, nella letteratura: etnobotanica può significare:
a) una vera botanica scientifica, ma ritagliata sull'habitat, uso ecc. di una specifica etnia;

b) la scienza botanica posseduta da una specifica etnia.
Nel primo caso, il ricercatore è soprattutto un naturalista, che compie il suo lavoro consueto, anche se con una particolare attenzione alle denominazioni locali ecc.; nel secondo il ricercatore è piuttosto un antropologo conoscitivo, che studia come venga categorizzato il mondo naturale da una data etnia; dei dati naturalistici egli si servirà soprattutto per ancorare le classificazioni così individuate a referenti reperibili e riconoscibili anche per chi è esterno alla cultura studiata. [...]

Gran parte dell'analisi etnoscientifica si basa sull'analisi di enunciati della lingua del gruppo [...] " (Cardona 1995, 15 s.; grassetto aggiunto da TK)  

Nella tradizione nordamericana, tale etnoscienza viene chiamata anche cultural anthropology (ita. antropologia culturale). Nello spazio tedescofono, inoltre, si è operata una distinzione tra Volkskunde, relativo allo studio di culture indigene, e Völkerkunde, per lo studio di culture straniere, soprattutto non-europee. Al momento si utilizza, invece, spesso generalmente il termine Ethnologie (ita. etnologia), con un ramo particolare dell'etnologia europea (nel senso della Volkskunde). Per questo, la denominazione etnolinguistica non è univoca, poiché spesso limitata allo studio linguistico di culture non europee (cfr. Senft 2003), seppur non escludendo sempre quelle europee. La separazione categorica risulta sempre più insensata rispetto agli ampi flussi migratori di massa.

Rimane da chiarire un'imprecisione nel passo citato da Cardona riguardo il prefissoide etno-, utilizzato da un lato come sinonimo dell'inglese folk e, dall'altro, come termine relativo all'etnia. Con il termine folk (in folk-taxonomy ecc.), ci si riferisce a conoscenze e convenzioni dei non specialisti – o non scienziati –  riguardo alla cultura del quotidiano. È proprio in questo senso che anche il termine etnia (o etno-) si riferirebbe a comunità culturali rispetto al mondo del quotidiano, senza, però, implicare rappresentazioni idealizzate di omogeneità, arcaicità, isolamento sociale ecc. La distinzione di Cardona (a vs. b) rimanda, inoltre, a due prospettive di ricerca complementari nelle scienze culturali e sociali.

Riassumendo, la ricerca dialettologica nel senso di Cardona (e anche in seguito) può essere denominata come ''etnolinguistica'' nel momento in cui essa rilevi e analizzi i dati linguistici in uno stretto rapporto con la cultura del quotidiano dei parlanti. Nella tradizione romanistica, quest'orientamento fu stabilito dal prototipico Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz (AIS); quest'ultimo marca senza dubbio la più grande differenza ed il più grande progresso rispetto all'ALF, come enfaticamente sottolineato da Karl Jaberg. Il passo è istruttivo riguardo la storia della scienza, e merita di esser accentuato, in quanto mostra come gli autori dell'AIS posizionavano se stessi rispetto alla materia trattata:

"L'importance des «choses» n'a pas échappé à l'esprit de Gilliéron [...] Que Gilliéron ait complètement négligé ce point de vue dans la conception de l'Atlas et qu'il n'en ait tenu compte qu'en passant dans ses autres publications, c'est un fait d'autant plus étrange qu'il connaissait fort bien les «choses» et s'y intéressait passionnément. A-t-il approuvé l'enseignement que Ferdinand de Saussure a tiré de ses incursions dans les domaines limitrophes de notre science, à savoir  que la «linguistique a pour unique et véritable objet la langue envisagée en elle-même et pour elle-même», principe qui, malgré l'admiration que j'ai pour le grandsavant genevois, m'a toujours semblé singulièrement rétrécir le champ d'action du linguiste." (Jaberg 1936, 27 s.)

Jaberg segnala esplicitamente – e a ragione – che lo strutturalismo saussuriano conserva proprio in questo punto le idee dei neogrammatici; dalla prospettiva della geolinguistica contemporanea, il tentativo di concepire la lingua come ''modulo'' isolabile non è, dunque, visto come paradigma nuovo, bensì proprio come tradizionalistico:

"La conception du Petit Atlas phonétique du Valais roman [altrettanto da Gilliéron; TK] et celle de l'Atlas linguistique de la France remontent à une époque qui était encore sous l'empire des néogrammairiens, et on sait ce que les néogrammairiens doivent aux sciences naturelles. Ce n'est certes pas un hasard que le Cours de linguistique générale s'en ressente également. M. Jud et moi, nous avions pas ces attaches avec les néogrammairiens, Gilliéron lui-même nous avait aidés à les rompre. Nous étions en revanche fortement impressionnés par les brillants articles de Meringer et de Schuchardt. La réalité des choses était autours de nous. Nous avions nous-mêmes parcouru les pays romans ; nous avions recueilli sur le terrain des observations ethnographiques et folkloriques. Comment en rester aux mots? Tout en sauvegardant le caractère essentiellement linguistique de notre ouvrage, nous croyions devoir fournir à l'historien des mots les données nécessaires pour se faire une idée des choses, afin qu'il ne bâtisse pas dans le vide." (Jaberg 1936, 28).

Direttivo per la tradizione etnolinguisticamente orientata della dialettologia italiana è lo studio nato dall'osservazione partecipante di Hugo Plomteux 1980 sulla Cultura contadina in Liguria. Dal punto di vista etnolinguistico, la Sicilia risulta essere di gran lunga la regione d'Italia più approfonditamente analizzata. Emblematici per lo studio linguistico dell'isola sono Fanciullo 1983 ed altri lavori importanti sviluppati nel quadro dell'Atlante linguistico della Sicilia. Le seguenti opere informano delle tecniche e tradizioni analizzate a livello puntuale: Bonanzinga/Giallombardo 2011, Matranga 2011, Sottile 2002 e Castiglione 1999.