I materiali linguistici vengono resi in doppia forma grafica per adempiere a due principi: la fedeltà alle fonti da un lato ed una facile comparabilità tra le forme dall'altro.
(1) Versione input nella trascrizione originale
Nel portale di VerbaAlpina vengono riunite fonti che derivano da diverse tradizioni scientifiche (romanistica, germanistica, slavistica) e rappresentano delle fasi storicamente diverse della ricerca dialettologica; se alcuni dati lessicografici sono stati rilevati all'inizio del secolo scorso (GPSR), altri lo sono stati solo pochi anni fa (ALD). Per questo motivo, da un punto di vista storico ed epistemologico, è necessario rispettare la trascrizione originale nel miglior modo possibile. Per ragioni tecniche è, tuttavia, impossibile mantenere certe forme così come sono pervenute nelle fonti. Questo vale soprattutto per le combinazioni verticali di carattere di base ('lettera') e segni diacritici, come accade, per esempio, quando un segno indicante un accento è posizionato sopra un carattere di lunghezza sopra una vocale sopra un diacritico di chiusura (Codice beta). Queste convenzioni vengono trasferite in sequenze lineari di caratteri secondo trascrizioni tecniche definite in maniera particolare per ogni convenzione utilizzando esclusivamente dei caratteri ASCII (il cosiddetto codice beta). Impiegando la codifica beta si può approfittare, almeno in parte, delle somiglianze grafiche intuitivamente comprensibili tra diacritici originali e le corrispondenze ASCII da noi scelte in quanto mnemonicamente vantaggiose.
(2) Versione output in IPA
In una trascrizione unificata è, inoltre, auspicabile l'output dei dati in un'ottica di comparabilità e facilità d'uso per l'utente. Tutti i codici beta saranno, quindi, trasferiti in segni IPA attraverso specifiche sostituzioni di routine. Alcuni problemi inevitabili nascono nei casi in cui ad un carattere di base specificato attraverso diacritici nella trascrizione input corrispondano due caratteri di base diversi in IPA. Questo vale soprattutto per il grado di apertura delle vocali, come, ad esempio, nel caso dei due caratteri di base <i> e <e>, in combinazione con il punto di chiusura e uno o due uncini di apertura, i quali permettono di rappresentare sei diversi gradi di apertura nella serie palatale; nella codifica beta, essi vengono resi come segue: i – i( – i((– e?-- e – e(– e((. Per rendere i caratteri, IPA dispone soltanto di quattro caratteri di base: i – ɪ – e – ɛ.