Questo tipo di base proviene dal latino spŏngia 'spugna', il quale, a sua volta, è un prestito dal greco σπογγιά. La nuova forma *sponga si ottenne grazie all'influsso del termine σπόγγος. Dal suffisso -ia si passò, così, a quello -a, semplificazione che permise il preservarsi del genere femminile. Da *sponga derivarono diversi prestiti, come il francese éponge e l'italiano spongia.
In Italia la parola si diffuse da Sud a Nord sulla costa orientale, e nella Pianura Padana sostituì il latino spongia; riuscì ad espandersi anche sulla costa occidentale verso il Nord, ma non fu in grado di prendere il posto del termine toscano spugna.
La diffusione di *sponga interessò tutto il territorio gallo-romanzo, a spese di spŏngia. Si suppone che Marsiglia sia stato il centro di propagazione del termine, in quanto principale luogo di scambio mercantile: la parola vi giunse attraverso il commercio di spugne dalla Grecia (cfr. FEW 12, 207-209 s.v. spongia).
Il ladino delle Dolomiti prese in prestito il vocabolo *sponga dal Veneto o dal Trentino (si confronti EWD VI: 395).
In Friuli il termine si riferisce metaforicamente al concetto di BURRO (si veda AIS 1207, 1208; si confronti ASLEF 3397); ciò si spiega facilmente se si pensa a quanto quest'ultimo ricordi sia per colore che per forma la spugna naturale.
Agitando il burro, il grasso si separa dal latticello sotto forma di agglomerati delle dimensioni di un chicco di mais circa. Una volta ultimato il processo di scolo del latticello, i piccoli agglomerati vengono lavati e infine impastati affinché il liquido rimanente venga espulso (si veda Mohr 1937: 379-380).