L'etimo latino del tipo di base appare come poco problematico: si tratterebbe, infatti, di un prestito dal greco, alla base del quale vi sarebbe un composto delle parole
tyrós (ὁ τυ̅ρός) 'formaggio' e
boūs (ἡ βοῦς: si veda il latino
bovis) 'mucca'.
La composizione di questa parola pone enfasi sul fatto che si parli di latte
bovino; essa rimarca la peculiarità del prodotto, lasciando bene intendere che in origine il
KÄSEnon derivasse dal LATTE DI MUCCA. Nella cultura greca, infatti, il formaggio veniva tradizionalmente prodotto con il latte di pecora o di capra, e lo è tuttora (una testimonianza letteraria delle usanze greche è offerta dall'Odissea, nell'episodio 'Ulisse e Polifemo' [9,170-566; nello specifico, nei versi 244-247 si legge che il ciclope non possedeva bestiame, ma pasceva le pecore ai pascoli]).
Il termine greco τὸ βούτυ̅ρον si riferisce al concetto del 'grasso del latte' (τὸ πῖον τοῦ γάλακτος [si veda il Corpus Hippocraticum, raccolta di testi medici redatti presumibilmente tra il VI secolo a.C. e il II secolo d.C.]). Nel Corpus Hippocraticum si racconta di come la popolazione degli Sciti producesse il burro dal latte di cavalla (Corp. Hipp., Morb. 4, 20). Il metodo ivi descritto è simile a quello diffuso ancora oggi: pare, infatti, che gli Sciti versassero il latte di cavalla in una zangola (recipiente cavo in legno: ἐς ξύλα κοῖλα) e che poi lo scuotessero. Tuttavia, il Corpus Hippocraticum non fa menzione di come gli Sciti impiegassero il burro prodotto (se come genere alimentare o come rimedio curativo, ad esempio).
Così come nel Corpus Hippocraticum, anche in Plinio il Vecchio si esprime l'idea che la produzione e l'utilizzo del burro fossero usi tipicamente 'barbarici' (NH 28, 35: ''e lacte fit et butyrum, barbararum gentium lautissimus cibus et qui divites a plebe discernat''). Ciò potrebbe dipendere dal fatto che nell'area mediterranea era l'olio d'oliva ad essere impiegato come 'grasso alimentare' (utilizzo peraltro dominante ancora oggi). Greci e Latini non utilizzavano il burro come mezzo alimentare, bensì come rimedio curativo: da Ippocrate, a Celso, a Galeno, non sono, infatti, rare le attestazioni di βούτυ̅ρον/butyrum nella letteratura medica; perfino Plinio il Vecchio parlava dell'impiego del burro come mezzo terapeutico (contro il dolore al collo, ad esempio: NH 28, 52).
Oltre al neutro βούτυ̅ρον, in greco è presente anche la variante al maschile ὁ βούτυ̅ρος. In entrambe le forme l'accento si trova sulla terzultima sillaba (si tratta di parole proparossitone). Il latino sembra quindi aver adottato 'butyrum' dal greco.
Bisogna fare distinzione tra due varianti del tipo di base
butyru(m) a seconda dell'accentazione:
- butӯru(m), il termine latino parossitono dal quale proviene il tipo italiano butirro (si veda DELI 179);
- bútyru(m), termine latino con accento iniziale proveniente dal greco βούτυ̅ρον; da questo si sarebbero sviluppati il francese antico e il francese odierno bure, così come anche il francese beurre. Questo tipo fu, inoltre, preso in prestito in italiano, risultando nel termine burro (si confronti DELI 178).
Meno chiara è, invece, la storia del prestito dalla lingua romanza al germanico. Bisogna porre l'attenzione alla variazione del genere del termine tedesco
Butter: in alemanno e bavarese domina il tipo al maschile; tuttavia, nel
SDS si attestano alcune forme al femminile e una addirittura al neutro. Stando al
Kluge 166, il tipo al maschile si sarebbe sviluppato in un secondo momento, in analogia con il termine alemanno
Anke, maschile, sinonimo di 'burro'; un primo sviluppo sarebbe, invece, da attribuire alla variante al femminile, la quale sarebbe risultata come femminile singolare attraverso il cambiamento di significato del neutro plurale latino in
-a. L'antico alto tedesco
butira si ricollegherebbe a questo fenomeno.
In un'ottica geolinguistica ed interlinguistica dell'area alpina, tuttavia, questa spiegazione è poco convincente, poiché nella zona linguistica bavarese del Tirolo il tipo al maschile costituisce un'area in comune con il tipo romanzo
but'ir, anch'esso maschile e confinato al sud. È quindi molto più ragionevole riconoscere in questa forma un primario prestito sostratale, e considerare il tipo femminile
die Butter ('LA burro') come variazione secondaria. Il mancato slittamento della dentale -
t-, fa pensare che il prestito non sia troppo remoto (non risalirebbe a prima del VIII secolo d.C.), ma che sia avvenuto a conclusione della seconda rotazione consonantica.
Infine, sembra che il tipo
butyrum in area alpina abbia preso il posto dei nomi provenienti dal latino
unguere /
*ungere ', ungere, ingrassare, lubrificare'.
Cortelazzo, Manlio/ Zolli, Paolo (1979): Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna, Zanichelli
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